Salute e vitalità dipendono dal contatto diretto con la natura: è l’effetto biofilia

Tanti informatici che ho conosciuto mi hanno rivelato che il loro sogno sarebbe lavorare con la terra o comunque fare qualcosa che li faccia passare del tempo a stretto contatto con la natura. Stare tante ore al chiuso, davanti al monitor, studiando codici li porta all’esasperazione: nella vita rurale vedono la loro rinascita, la possibilità di un’esistenza più equilibrata, appagante e felice.
Erich Fromm – celebre psicoterapeuta e filosofo vissuto nel pieno del Novecento – chiamava “biofilia” l’attrazione irresistibile e irrinunciabile dell’uomo nei confronti della natura.
Qualcosa di simile succede anche agli astronauti nello spazio che passano i pochi momenti liberi che hanno durante la giornata a fissare la Terra per via dell’attrazione naturale che il Pianeta blu esercita nei loro confronti. La loro percezione, detta The Overview Effect, è quella di fissare una palla piena di vita.

L’effetto “vacca nella stalla”

Sono stati i giapponesi i primi a utilizzare la biofilia a scopo terapeutico: praticando lo Shinrin-yoku, tradotto come “bagno nella foresta” o “trarre giovamento  all’atmosfera della foresta”, si riduce fortemente il grado di ansia e depressione.
Masanobu Fukuoka diceva che «la malattia viene quando la gente si allontana dalla natura. La gravità della malattia è direttamente proporzionale al grado di separazione. Se una persona malata ritorna a un ambiente sano spesso la malattia scompare».

Tutti possiamo sperimentare sulla nostra pelle come lo stare chiusi in casa o in ufficio per lungo tempo, sempre più spesso per ore davanti a un monitor, ci rende tristi, spenti e piatti. Al contrario quando ci troviamo a stretto contatto con la natura ci sentiamo subito più attivi e vitali. Le nostre batterie si ricaricano rapidamente e, oltre ad avere più energie per ciò che desideriamo, il contatto con la natura rafforza il nostro sistema immunitario col risultato che ci ammaliamo di meno.

Nonostante questa consapevolezza, spesso soffriamo dell’effetto “vacca nella stalla”. Tutti sanno che le vacche al pascolo sono molto più sane e felici delle sorelle che passano la vita al chiuso. Quando a novembre le vacche al pascolo vengono riportate nella stalla per l’inverno oppongono resistenza, vorrebbero rimanere all’aria aperta. Dopo pochi giorni però si abituano al caldo, a essere nutrite con alimenti energetici e così, quando torna la primavera ed è ora di tornare al pascolo, non ne sono per niente entusiaste.

Il potere curativo della natura

La stessa cosa succede anche a noi quando ci impigriamo dentro casa, inconsapevoli del fatto che stiamo abbassando la nostra vitalità, le nostre difese immunitarie e la nostra felicità.
La somma di questi fattori ci farà ammalare e così – invece di risolvere il problema cambiando stile di vita e facendoci una passeggiata nel bosco – andremo da un medico che ci prescriverà un farmaco con effetti collaterali (non ne esistono senza): ed eccoci entrati nel circolo vizioso casa/farmaci dal quale sarà molto difficile uscire.
Per fortuna iniziano a esserci un po’ di medici illuminati che hanno compreso queste solo apparenti ovvietà e iniziano a prescrivere meno farmaci e più Shinrin-yoku, ovvero i bagni di natura. È il caso dei medici delle Isole Shetland che dal 19 ottobre del 2018 sono autorizzati a rilasciare “prescrizioni di natura” ai propri pazienti per malattie croniche e debilitanti.
Nelle dieci cliniche pubbliche dell’arcipelago scozzese i medici possono dunque prescrivere escursioni e passeggiate in spiaggia e attività naturalistiche come il birdwatching, per aiutare a curare malattie croniche e debilitanti, come ansia, stress, depressione, diabete e ipertensione.
Il programma è gestito dal National Health service del Regno Unito e dalla Royal Society of the Protection of Birds (Rspb), ente che si dedica alla conservazione della natura.

Il battito della foresta: un corso sulla biofilia alla Fattoria dell’Autosufficienza

Le evidenze scientifiche e questo importante passo della Scozia dovrebbero spingere tutti i medici e gli operatori della salute a informarsi e a inserire la Natura nelle loro prescrizioni. I parchi nazionali e le aree verdi diventerebbero non più solo luoghi di attività sportiva e naturalistica, ma anche veri e propri luoghi di salute. E ciò che vuole promuovere La Fattoria dell’Autosufficienza insieme al Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi e alla Carta Europea del Turismo Responsabile con il corso “Il potere curativo del bosco”.
http://autosufficienza.it/event/il-potere-curativo-del-bosco/

Potrei sopravvivere alla scomparsa di tutte le cattedrali del mondo, non potrei mai sopravvivere alla scomparsa del bosco che vedo ogni mattina dalla mia finestra. – Ermanno Olmi

 

Francesco Rosso