Categoria: Fattoria dell’autosufficienza

Le yurte dell’Autosufficienza

Quando nel 2009 nacque il progetto Autosufficienza il luogo non era più abitato da cinquant’anni e i terreni non erano più coltivati da vent’anni.
Non esisteva nessun spazio coperto agibile. Nel 2010 per avere una base minima di appoggio costruimmo una compost toilette (bagno a secco) e ordinammo tramite Silent Breeze (società non più operativa) una yurta direttamente dalla Mongolia.
La yurta è la tipica abitazione dei mongoli ma anche di altri paesi limitrofi che per natura sono nomadi e abitualmente si spostano ogni 6 mesi. È una struttura facilmente montabile e smontabile equiparabile ad una tenda ma con il vantaggio di avere un’ottima coibentazione che tradizionalmente è di feltro (peli di pecora, capra, cammello, yak, ecc.).

Noi, avamposti di biodiversità

Dalla salvaguardia dei semi a quella degli esseri umani, dei saperi e delle idee: la missione della Fattoria dell’Autosufficienza

Per 300.000 anni gli esseri umani si sono evoluti sulla Terra in autosufficienza grazie a ciò che offriva la natura, inserendosi nei cicli naturali e nell’equilibrio ecologico terrestre. Uomini e donne sono stati in grado di costruire il proprio riparo con ciò che la natura offriva nei dintorni, di procurarsi ed autoprodursi il cibo di cui necessitavano, di riscaldarsi con il fuoco, di curarsi con le erbe medicinali, di sopravvivere a grosse epidemie e catastrofi.

Posso andare a vivere in una Tiny House anche in Italia?

Tanti sognano di poter vivere in una Tiny House in mezzo alla natura e scegliere uno stile di vita sostenibile ed essenziale. A La Fattoria dell’Autosufficienza hai la possibilità di rendere il tuo sogno realtà, almeno per qualche giorno, ma soprattutto, sperimentare con mano questo nuovo concetto di vita.
Dal 2021 una piazzola del nostro agricampeggio ospita una bellissima casetta di legno su ruote, omologata per la strada proprio come una roulotte e dotata di tutti i comfort.
Per sapere di più sulla nostra Tiny House clicca qui.

Il cambiamento che vogliamo

Come ho ristrutturato la Fattoria dell’Autosufficienza, imparando da grandi esempi e da grandi errori

Avevo 24 anni quando io e la mia famiglia decidemmo di acquistare, in montagna, 70 ettari di terra abbandonata e circa 1.500 metri quadri di edifici fatiscenti, molti dei quali ricoperti di amianto. La mia esperienza in edilizia era, allora, pari a zero. Non avevo nessuna idea di come funzionasse un impianto idraulico, di come si isolasse una casa, delle modalità di riscaldamento e raffrescamento, come produrre energia, scegliere gli infissi. L’unica cosa di cui ero certo è che avrei ricostruito tutto utilizzando solo materiali naturali, coerentemente con le nostre scelte familiari, da sempre orientate alla salute naturale e all’alimentazione biologica e, per molti anni, macrobiotica.

Un mondo in fermento

Ogni nascita di un uomo libero ci ricorda che un mondo diverso da quello voluto dai poteri forti è ancora possibile

Come è andato il 2020? A questa domanda ricevo spesso la risposta “di m**da” ma, non di rado, anche la seguente: “mi vergogno un po’ a dirlo, per me è stata una grande annata”.
Siamo tutti d’accordo sul fatto che sia stato un anno di grande fermento, che ha stravolto le nostre vite. Per ritrovare nella storia cambiamenti così radicali nello stile di vita dell’umanità dobbiamo tornare indietro di almeno settant’anni, ovvero alla seconda guerra mondiale. Tutti quanti abbiamo perso un enorme quantità di certezze, che poi in realtà, se ci pensiamo bene, non sono mai esistite.
Ad aver colto enormi vantaggi da questa crisi sanitaria globale sono stati sempre loro: le grandi corporazioni della Silicon Valley e le persone più ricche del mondo che hanno ulteriormente incrementato i loro patrimoni. Anche tra le persone comuni qualcuno si è ritrovato, fortunatamente, a cogliere dei vantaggi imprevisti da questa situazione o, semplicemente, in questo anno nefasto
alcuni hanno avuto un regalo dalla vita, come ad esempio la nascita di un figlio, che ha cancellato tutto il negativo.
Molti hanno introdotto nelle loro vite cambiamenti positivi, come ad esempio riavvicinarsi alla natura e a un mondo meno artificioso, autoprodurre il proprio cibo, educare in maniera più appropriata i propri figli, prendersi cura del proprio corpo, riunirsi con amici e conoscenti in una comunità intenzionale. Altri in maniera proattiva si sono reinventati sapendo cogliere le opportunità che ogni crisi apre in termini economici, politici, sociali, intellettuali.
Purtroppo la maggior parte delle persone, come spettatori, è rimasta imprigionata nella trappola del terrore e della paura, in attesa di essere salvata.

Siamo cambiamento

Anche all’epoca del Covid-19 possiamo agire nella bellezza e nella positività, per combattere la cultura della paura

È quasi passato un anno dall’inizio della narrazione sul virus influenzate Covid-19. Sulla base dalla nostra cultura e tradizioni, del nostro trascorso di vita, delle persone che ci circondano, dei canali di informazione ai quali attingiamo, della nostra emotività, ognuno di noi si è fatto una propria opinione sull’argomento. Io per mesi non ho saputo resistere alla tentazione di condividere la mia idea, nel vano tentativo di aprire gli occhi a chi per me non vedeva e ragionava riportando le argomentazioni di un abile narratore. Evidenze scientifiche, grafici, tabelle, statistiche, postulati filosofici, articoli, eventi storici, citazioni non hanno fatto altro che allontanare ancor di più chi la pensava diversamente da me.