Come sarà la mia terra nel 2025?

Un Eden verde, fiorito e non inquinato in cui si lavora meno e si vive meglio: ecco come realizzarlo.

Romagna, 21 settembre 2025

Cari Amici, quest’anno ho deciso di fare il mio solito mese di viaggio in Romagna. Sì lo so, vi chiederete come mai così vicino visto che vi ho abituati ai miei racconti della Patagonia, Nuova Zelanda, Indonesia…
Questa volta non ho preso alcun aereo per visitare questa meravigliosa terra, perché il cambiamento che ha vissuto in questi ultimi anni è stato straordinario e l’ha resa il luogo più ideale al mondo per rigenerarsi e confrontarsi con una nuova mentalità, che mette al centro la vita.

Faggeta secolare, antidepressivo naturale

Salute e vitalità dipendono dal contatto diretto con la natura: è l’effetto biofilia

Tanti informatici che ho conosciuto mi hanno rivelato che il loro sogno sarebbe lavorare con la terra o comunque fare qualcosa che li faccia passare del tempo a stretto contatto con la natura. Stare tante ore al chiuso, davanti al monitor, studiando codici li porta all’esasperazione: nella vita rurale vedono la loro rinascita, la possibilità di un’esistenza più equilibrata, appagante e felice.
Erich Fromm – celebre psicoterapeuta e filosofo vissuto nel pieno del Novecento – chiamava “biofilia” l’attrazione irresistibile e irrinunciabile dell’uomo nei confronti della natura.
Qualcosa di simile succede anche agli astronauti nello spazio che passano i pochi momenti liberi che hanno durante la giornata a fissare la Terra per via dell’attrazione naturale che il Pianeta blu esercita nei loro confronti. La loro percezione, detta The Overview Effect, è quella di fissare una palla piena di vita.

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Valorizza la tua terra e rendila autosufficiente

Un po’ di anni fa, ho letto un libro pubblicato da Macro Edizioni dal titolo Un istante dopo. L’autore racconta la storia di un paese ame­ricano che, a seguito di una catastrofe, met­te fuori uso tutte le centraline elettroniche per via di un’inversione dei poli magnetici. Di conse­guenza, qualunque apparecchiatura elettronica, in un istante, cessa di funzionare.

La salute autosufficiente

L’uomo, come la terra, ha bisogno di equilibrio e biodiversità per vivere nel pieno delle proprie facoltà e realizzare il meglio di sé

La maggior parte delle forme di vita sulla Terra sta vivendo una fase di indebolimento costante, fra queste l’essere umano è sicuramente quello che sta soffrendo di più, anche se spesso non ne è cosciente. Gli uomini occidentali sono costantemente e cronicamente malati, sia fisicamente che mentalmente, ma spesso non se ne accorgono: i medicinali messi a punto dalle multinazionali del farmaco alleviano i sintomi, riducono il dolore e mantengono in vita per lungo tempo persone malate. Il prestigio della medicina spesso si basa sulle statistiche di riduzione della mortalità e di alcune malattie a seguito dell’industrializzazione di un Paese, ma questi numeri sono soprattutto dovuti alla modificazione dell’habitat, del regime alimentare e all’adozione di elementari misure d’igiene. Le fognature, l’acqua pulita e igienizzata, tre pasti al giorno o lavare i piatti hanno avuto un’influenza molto maggiore sul miglioramento della salute e dell’aspettativa di vita rispetto dell’insieme dei complessi metodi di cure specialistiche.

L’agricoltura naturale può salvare il mondo

Dagli evidenti disastri dell’agro-business alla straordinaria produttività delle micro-fattorie a misura d’uomo e di Pianeta

Esistono centinaia di modi di fare agricoltura e tante sfaccettature diverse, ma sommariamente potremmo dividere l’agricoltura in due grandi categorie. La prima categoria è l’agricoltura industriale, caratterizzata dalla costante ricerca per sostituire i sistemi naturali che regolano i cicli della terra con sistemi artificiali che dovrebbero, in teoria, ottenere migliori risultati per l’uomo. La seconda categoria, che si potrebbe definire agricoltura naturale, cerca di capire più a fondo i cicli della terra per imitarli e trarne beneficio. È un’agricoltura che richiede molte più conoscenze e manodopera ed è orientata all’autosufficienza e la territorialità.

Il paradiso in terra

Ciò che seminiamo oggi, lo raccoglieremo domani

Fin da piccolo ho cercato di immaginarmi quale sarebbe stato il lavoro più bello del mondo. Inizialmente dicevo che avrei voluto fare il boscaiolo. Poi cambiai idea, volevo diventare guardia forestale. Mi iscrissi all’Istituto Professionale per l’Agricoltura e l’Ambiente proprio con questa intenzione ma dopo 2 anni cambiai nuovamente idea. A 19 anni, neodiplomato decisi di iscrivermi a Economia del Turismo perché mi piaceva l’idea di viaggiare.
A 20 anni però venni catapultato a gestire l’azienda di famiglia e così mi convinsi che volevo fare l’imprenditore e iniziai a studiare per questo. A 24 anni acquistai insieme alla mia famiglia 70 ettari di terra e così decisi che sarei diventato contadino. Oggi a 33 anni, faccio l’imprenditore, il contadino, il boscaiolo, gestisco un agriturismo e tutto ciò che avevo pensato singolarmente esiste in contemporanea. Amo quello che faccio ma ancora di più amo l’idea di progettare il luogo più bello del mondo.

Libertà e autosufficienza

La parola a chi, nel quotidiano, si impegna per portare la libertà nella sua vita e nella vita di chi vive attorno a lui. Intervista a Francesco Angelo Rosso, classe 1985 e uno degli imprenditori più giovani della Romagna. La vita lo ha portato a vivere esperienze personali e lavorative volte alla ricerca della libertà. La vera libertà. Quella che non è priva di regole ma può essere sperimentata anche senza regole. Quella libertà che si attiene a procedure precise e che diventa libertà quan­do si lega all’autosufficienza. – A cura della redazione di Vivi Consapevole in Romagna.

Ti senti una persona libera?

Purtroppo no. Mi rendo conto in continuazione di di­pendere da schemi, condizionamenti e regole che mi imprigionano. Me ne rendo ancor più conto dopo es­sermi sentito libero per alcuni giorni.

Amore per la natura e l’agricoltura

Con la permacultura le aziende agricole diventano opere d’arte naturali

Nei primi anni Novanta, quando ancora facevo le scuole elementari, gli adulti decisero che non potevo andare a scuola perché non ero vaccinato. Allora vivevo con la mia
famiglia in una casa isolata in collina e così passavo le intere giornate con i miei cani a correre nei boschi che circondavano la casa. Ero attratto e innamorato della
natura che mi attorniava. Saltavo i ruscelli gorgheggianti, inseguivo gli animali selvatici e coccolavo i miei cagnoni così grati per le corse che facevamo insieme.
Dopo circa due anni, quando rientrai a scuola, le mie uscite diminuirono, ma rimase intatta la mia attrazione nei confronti della natura: fu così che, quando giunse il tempo di scegliere l’indirizzo di scuola superiore, scelsi l’Istituto per l’Agricoltura e l’Ambiente con l’idea di diventare da grande una guardia forestale, per poter continuare a vivere circondato dai boschi.

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